La legge n. 4 del 2013 è rivolta a tutte quelle professioni non regolamentate esercitate abitualmente o prevalentemente mediante lavoro intellettuale o comunque con il concorso di questo. Il concetto di “lavoro intellettuale” è uno dei punti cardine della legge, motivo per cui invito – chi se lo fosse perso – a dare un’occhiata al precedente articolo.

Comunque, da oggi quello che mi piacerebbe fare è vedere pian piano, ma nel dettaglio, questa legge tanto importante per tutte le professioni non regolamentate e sprovviste d’albo. La cinofilia è tra queste.

Oggi comincerò dall’ Articolo 1 – Oggetto e definizioni.

La legge n. 4/2013, in attuazione dell’art. 117 della Costituzione (riguardante le materie di competenza legislativa statale e regionale) e nel rispetto dei principi dell’Unione europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.
L’individuazione di tutte queste professioni avviene per esclusione, togliendo quelle già regolamentate da specifiche normative e quelle riservate per legge ai soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’articolo 2229 (per maggiori informazioni clicca qui).

Le caratteristiche delle professioni cui la legge si rivolge?

Quindi:

 

  • Educatore cinofilo:
  • Istruttore cinofilo:
  • Addestratore cinofilo:
  • Toelettatore:
  • Avvocato: No
  • Veterinario: No
  • Medico: No
  • Psicologo: No

La legge, quindi, non va a modificare la legislazione in materia delle attività professionali regolamentate. In presenza di una normativa specifica, il professionista fa riferimento a quella. Ciò che era regolamentato resta tale. Un veterinario non farà riferimento alla legge 4 del 2013 per svolgere la sua attività di medico veterinario.

Chi, come noi cinofili, svolge una delle attività di cui sopra, ha il dovere di contraddistinguere la propria attività con l’espresso riferimento a questa legge. In ogni documento e ogni rapporto scritto con il cliente. Il professionista viene così investito di una responsabilità che prima non aveva, a garanzia della qualità delle prestazioni erogate. Per chi non rispetta quanto sopra, sono previste sanzioni definite dal Codice del Consumo.

 

L’esercizio della professione a Legge 4 / 2013: i principi

La professione non organizzata in ordini o collegi è esercitata in forma

Quindi si può affermare che non c’è alcuna differenza tra chi decide di iscriversi a una associazione e chi – invece – sceglie di non farlo. Sta al professionista scegliere se iscriversi o meno a una associazione scegliendola nel vasto panorama che gli si presenta davanti. L’iscrizione a una associazione, benché facoltativa, può rappresentare un punto di forza per il professionista, ma di questo parleremo più avanti. In ogni caso, delle associazioni abbiamo già parlato. Se ne avete voglia, vi consiglio questo articolo scritto qualche tempo fa (clicca qui).

 

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