La legge 4/2013 è stata fondamentale per imprimere un primo passo avanti nel riconoscimento e inquadramento della variegata e complessa eterogeneità delle professioni non ordinistiche.
Stiamo parlando di tutte quelle attività professionali del terziario che offrono servizi sempre più richiesti dal consumatore.
In Italia i liberi professioni di cui alla legge 4/2013 si attestano a 68.430 unità.

Cosa comporta oggi essere in linea con la legge 4/2013?

Non si è ancora percepita (o non si è voluta percepire) la grande rivoluzione che la legge e le successive misure che sono seguite hanno introdotto nel mercato.

Svolgere attività professionale così come definita dalla l. 4/2013 significa svolgere una professione (quindi, una attività economica) al pari delle professioni organizzate in ordini e collegi.
Pertanto, i professionisti per legge sono quelli muniti di partiva IVA e che versano i loro contributi alla Gestione Separata dell’INPS e che, come tali, hanno degli adempimenti nell’emissione delle fatture.
Nello specifico, la l. 4/2013 impone una serie di obblighi, come prevede il dettato dell’art. 1, c. 3:

“Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma 2 contraddistingue la propria attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l’espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge. L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori” (clicca qui)

Ciò significa che il primo dovere dei professionisti senza ordine è quello di indicare nelle fatture emesse la seguente dicitura: “Professione esercitata ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n.4 (G.U. n.22 del 26-1-2013)”.

Sempre la l. 4/2013 sottolinea che le professioni “non organizzate in ordine o collegi” possano essere esercitate in forma individuale, societaria, cooperativa o come lavoro dipendente (in quest’ultimo caso si è assoggettai a un regime fiscale e previdenziale diverso dalla Gestione Separata). Ma l’obbligo di cui all’art. 1, c. 3 rimane in ognuno di questi casi: singolo professionista, associazione, società o cooperativa.

Non essere titolari di partita IVA, a seguito di controlli da parte degli Enti titolati, fra cui l’INPS, fa incorrere in sanzioni molto pesanti.
Qualora l’indicazione da riportare in fattura, da parte dei professionisti senza ordine, non venga rispettata, il professionista è sanzionabile ai sensi del Codice del consumo, D.Lgs. n. 206/2005, in quanto “responsabile” di una pratica commerciale scorretta nei confronti del consumatore, con una sanzione amministrativa pecuniaria che va da €. 5.000 a €. 500.000, secondo la gravità e la durata della violazione.

Ma attenzione: essere titolari di partita IVA (e quindi in regola con il fisco), grazie alle misure introdotte dalla Legge di stabilità 2016 e dal Jobs act Professioni, costituisce un vantaggio sotto numerosi punti di vista.

Vediamo perché.

• Elevazione della soglia di ricavo a 30.000 per accesso al regime fiscale agevolato e la riduzione dell’aliquota d’imposta sostitutiva al 5%.

• Accesso a fondi strutturali europei, regionali e nazionali del Fondo Sociale Europeo (FSE), al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) rientranti nella programmazione dei fondi strutturali.

Blocco dell’aliquota contributiva al 27% per i professionisti iscritti nella gestione separata

Tutela in caso di malattia, maternità (indennità di maternità), congedi parentali e infortunio

Deducibilità del 100% delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente attraverso l’introduzione di un nuovo regime di deducibilità dall’imponibile Irpef: integrale deduzione, entro il limite annuo di 10.000 euro, per master, corsi di formazione o di aggiornamento professionale; integrale deduzione, entro il limite annuo di 5000 euro, per certificazione delle competenze (quest’ultima richiamata e promossa dalla stessa l. 4/2013)

• Facilitazione all’accesso alle informazioni relative alle gare pubbliche e le relative modalità di partecipazione attraverso gli Sportelli del Lavoro Autonomo

Se consideriamo questi punti e l’attenzione che sempre più spesso mettono i clienti/consumatori alla specializzazione professionale con particolare riferimento a titoli e certificazione delle competenze, si evidenzia l’importanza e il vantaggio di essere in regola.

Le attività in ambito cinofilo, quindi, ricadono sotto quelle della l. 4/2013: il settore, di fatto, risulta regolamentato per legge, ma ancora si vuole rimanere nella confusione.
In poche parole, il cinofilo che lavorerà nel rispetto della legge 4/2013 potrà essere un professionista previsto per legge e non serve null’altro per esserlo in qualunque forma giuridica eserciti la professione sia primaria che secondaria.

L’unica soluzione per non intercorrere in misure sanzionatorie e agire prima che sia troppo tardi, è sicuramente provvedere a un corretto inquadramento fiscale sfruttando tutti i benefici della legge (che non sono pochi).

Solo svolgendo in modo trasparente la propria attività, ci si può definire professionisti.

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